Meleficium

di e con

Dalila Cozzolino e Viviana Lombardo

con la partecipazione in video di Delia Calò

scene e locandina: Davide Speranza

video a cura di Domenico Bravo

Spettacolo vincitore della residenza artistica Tiraciatu
per la prima stagione del teatro Gilda Sconzajuocu, Palermo

“Donna non si nasce, lo si diventa”

Simone De Beauvoir

Due bizzarre conduttrici di uno strano programma televisivo, “Maleficium”, accolgono il pubblico. Tutto è pronto per la diretta. Si presentano: sono due indagatrici dell’incubo, amanti dei luoghi “infestati”, golose del paranormale.

Ma l’indagine si sposta piano piano dai loro servizi a loro stesse.

Un interrogatorio fatto di allusioni, inganni, trabocchetti al fine di far cadere una o l’altra.

Una spirale sempre più stretta di rivelazioni: le due si ri-conoscono, svelano la loro vera identità: hanno dei nomi antichi, la loro origine affonda nel mito della prima donna; sono allo stesso tempo una e due, sorelle, nemiche, alleate. 

E ora sono davanti a noi queste due donne grandi quanto tutte le epoche.

E fanno paura all’uomo nero.


NOTE

Questo progetto nasce dalla volontà di recuperare e riscattare alcune figure femminili della fiaba, della mitologia, dell’epica, descritte sempre come “spaventose, cattive, malvagie”, a partire dalle più antiche: Lilith e Eva. Perché chi non segue le norme, gli schemi, chi vuole vivere in autonomia, imparando a fare ciò che ancora non sa fare, andando oltre i propri limiti, chi vuole amarsi restando leggera nel salto, in piena libertà, chi soprattutto ambisce alla conoscenza fa paura.

E se nel pubblico c’è qualcuna alla quale, per mille motivi diversi, è stato vietato di aprire una porta, di aprirsi delle porte, è forse soprattutto a lei che ci piacerebbe parlare. Senza nessuna pretesa di indottrinamento: siamo in teatro e, che lo si voglia o no, da qui si esce sempre trasformati.

La scrittura a quattro mani ha dato vita ad una drammaturgia comicamente amara. Una farsa tragica che scombina le fiabe, le narrazioni che vedono la libera femminilità come qualcosa di malvagio. Perché ci piace pensarci come due guastafeste che smascherano la forma, la bella bugia, la bella copia.

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