Panenostro, storia di quotidianità negata al Teatro Deconfiscato

by Redazione (20/09/2016)

radiosiani.com

La criminalità è intorno a noi, in ciò che indossiamo, respiriamo e, troppo spesso, anche in quello che mangiamo.

Giuseppe è un panettiere, come suo padre e suo nonno prima di lui. Nato e vissuto a Milano, sottolinea con orgoglio le sue origini calabresi, comune destino di tanti emigrati al Nord. Ama fare il pane e descrive i piccoli gesti che ne accompagnano la preparazione con cura e dovizia di particolari. Il pane si vende bene e il suo lavoro gli permette di acquistare una casa. A Natale prepara anche panettoni senza uvetta: non è pane, ma si vendono comunque.
Una storia comune, di vita quotidiana splendidamente ‘normale’, che si scontra con l’orrore dell’andrangheta che bussa alla porta di Giuseppe e chiede il pizzo, che sporca la purezza del pane e macchia in maniera indelebile le mani del panettiere. È una macchia che insozza tutti, carnefici, vittime e silenti conniventi, criminali anche loro, ma a costo zero. La leggerezza del racconto di Giuseppe, diretto da Rosario Mastrota e interpretato in scena da Andrea Cappadona in maniera dolente e delicata, riprende un tema universale e lo regala al pubblico in modo semplice ed efficace. Siamo tutti colpevoli, non solo vittime, potrebbe accadere a chiunque, è il ‘nostro pane’, purtroppo, soprattutto quando restiamo in silenzio. La suggestione è ancora più forte se si pensa che lo spettacolo “Panenostro” è stato rappresentato nell’ex Tenuta Magliulo, bene confiscato alla camorra in cui si svolge la rassegna “Teatro Deconfiscato”, ideata e diretta da Giovanni Meola.

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