SALVE REGGINA!

storia di ‘ndrangheta smitizzata

di Rosario Mastrota
in collaborazione con Andrea Cappadona

con Andrea Cappadona, Mario Scerbo, Dalila Cozzolino,
Barbara Caridi, Ernesto Orrico, Marco Silani, Ciccio Cutrupi, Massimo Veneruso
traduzione Francesco Scolletta
progetto Compagnia Ragli
regia Rosario Mastrota / Andrea Cappadona

testo finalista al Premio Hystrio Scritture di scena
testo finalista al Premio di Drammaturgia Oltreparola
testo finalista al Premio Dante Cappelletti Tuttoteatro.com

Partendo da Shakespeare, lo sviluppo di Salve Reggina!, seppur collocato in un contemporaneo non molto (anzi per niente) al passo con i tempi, anticipa la storia ambientata nella bella Verona. Infatti Montecchi (qui Munticchi di Seminara) e Capuleti (qui Puliti di Palmi), le due famiglie veronesi, nella nostra rielaborazione drammaturgica non sono in lite ma addirittura sono alleate. La parola alleanza deve essere concepita nella sua accezione più concreta: sancisce e determina una reale “combutta”, intesa come gestione e controllo degli affari. E gli affari di cui si parla sono inevitabilmente “affari di ‘ndrangheta”.Shakespeare arriva quando i figli dei due capibastone (termine che indica il boss a capo del clan [‘ndrina]) si coalizzano in una personalissima e idealistica fusione, superando non solo gli ordini e i divieti dei “padri” di shakespeariana memoria ma addirittura la potenza e la sentenza dell’onore che è, in ambiente ‘ndranghetista, legge uguale per tutti. Una semplice e banale alleanza che poggia non sui contatti loschi e gli affari ma sull’ideale sano dell’amicizia. Diventando talmente solido e “vero” che scaturisce in un amore. In questo presente i figli dei capibastone non sono però il Romeo e la Giulietta classici ma solo Romeo e Giulio.